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Il ministro della Giustizia Claudio Nordio è un amante del Negroni, drink che gli mette in testa la corona da “re dell’aperitivo” del governo. Titolo conteso dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che va “dritta al punto” come un Milano-Torino, mentre Matteo Salvini “è un discotecaro” e quindi forse predilige “Cosmpopolitan o Long Island”, anche se al Papeete mandava giù Mojito. Emanuele Broccatelli – bartender di fama internazionale noto per i suoi drink e bar innovativi, oggi luxury hospitality specialist e proprietario di DrinkIt, brand che produce cocktail imbottigliati pronti da bere – analizza le passioni da bancone del Guardasigilli e suggerisce ai leader di maggioranza e opposizione la bevanda giusta per loro. Dimmi cosa bevi e ti dirò chi sei. O, forse, dimmi chi sei e ti dirò cosa dovresti bere. Broccatelli ci risponde mentre è in partenza per Tenerife, pregustando le onde e il surf sull’Atlantico.
Il ministro Nordio ha detto che “lo spritz lo faccio con un terzo di seltz, un terzo di bollicine e un terzo di Campari”. La ricetta è ortodossa? Le proporzioni non dovrebbero essere diverse?
In realtà è ortodossa. Lo spritz è un’‘acqua e vino’ all’italiana, inventato quando si beveva un vino non così buono. In ogni caso, dipende sempre da come piace e dal bilanciamento: con l’Aperol che è più dolce magari se ne mette di più, invece di Campari se ne mette meno perché è più amaro.
Nordio preferisce il Negroni.
È il re dell’aperitivo, è il drink più bevuto al mondo. Lo Sbagliato, il Milano-Torino e l’Americano sono invece meno conosciuti fuori dall’Italia, c’è meno spinta comunicativa e quindi i bartender lo offrono poco.
Oggi si parla tanto di drink senza alcol: forse per i politici sarebbe meglio?
Per i politici dovrebbero mettere test anti-alcol e anti-droga come li hanno messi a noi [ride, ndr]. Comunque, il no-alcol è un mercato che sta crescendo tanto, anche perché le nuove generazioni bevono meno. Anche noi di Drink It stiamo andando in quella direzione lì, stiamo per lanciare Negroni e Americani analcolici.
Quale drink consiglierebbe per un evento istituzionale?
Il Martini cocktail, intramontabile. Io dico che è uno stile di vita, ha sempre un’aura di un certo tipo. Poi sicuramente farei altre due cose: un Collins, che io chiamo limonata per adulti [ride ancora, ndr] e un Daiquiri, ma serio, fatto con un rum buono.
Scambierebbe per un giorno il lavoro col ministro?
No, sono felicissimo e sempre più innamorato del mio lavoro. Vedo tanti paesi, culture e politiche diverse e così riesco a farmi idee diverse anche rispetto alla stessa politica italiana, che non parla nemmeno inglese. All’italiano e ai nostri politici manca la curiosità di scoprire un mondo migliore, senza dovere inventare draghi pettinati o riscoprire l’acciaio e farlo diventare oro. Basta guardare tante situazioni che si hanno intorno.
Se non avesse fatto il bartender cosa le sarebbe piaciuto fare?
Ho fatto altri lavori prima: l’istruttore di nuoto per bambini e bambini con disabilità e il fisioterapista. Probabilmente avrei proseguito su questa strada, molto lontana dalla politica. Quelli che ho fatto sono lavori simili a quello nel bar, perché si instaura un rapporto, creiamo ricordi. È questione di energia: se non hai empatia diventa tutto un esercizio e allora è inutile che viviamo.
Facciamo un gioco: io dico un politico e lei mi dice che drink gli preparerebbe e perché. A Nordio lasciamo il suo Negroni. Giorgia Meloni?
Milano-Torino. Amaro e dolce allo stesso tempo, ha due facce e non di più. Va dritto al punto, lo riconosci.
Elly Schlein?
Ramos Gin Fizz, perché è tutto un fruffolone. Quando lo bevi hai la nuvoletta dell’uovo che sembra ti dia qualcosa, ma in realtà non ti dà niente. Poi è buono, eh….
Giuseppe Conte?
Un Daiquiri o un Mai Tai. Hanno bisogno di sostegno, perché hanno un bel corpo ma vanno smussati e resi giovanili.
Matteo Salvini?
Un Cosmopolitan o un Long Island, perché lui è un discotecaro e non apprezzerebbe cose più elaborate.
Antonio Tajani?
Tajani è un mattacchione, che gli faccio bere? Forse un Aviation, per ricollegarci alla sua carriera. Oppure un Paper Plane, così rimaniamo in zona aeronautica e si ricorda che non doveva fare il politico.
Matteo Renzi e Carlo Calenda?
Con Renzi farei un aperitivo per capire cosa gli passa per la testa, gli darei un Amaro Perfetto di Drink It. A Calenda un Cosmopolitan.
Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli?
Purtroppo non li conosco.
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